Avete presente quando tutti parlano di voi? No, non parlano di voi “con” voi, ma tra di loro. E’ un continuo chiacchiericcio molesto, un bisbiglio fastidioso non appena voltate le spalle e la percezione netta di un ronzio nelle orecchie anche a chilometri di distanza da loro. Sanno tutto, loro. Devono saperlo per forza altrimenti non starebbero lì a ripetere l’uno all’altro : “Quanta pena c’è nell’assistere ad un simile comportamento, speriamo che capisca i suoi errori, si redima e soprattutto che non muoia”. V’è capitato mai? Sapete perchè il chiacchiericcio spesso è associato alle “suocere”? Perchè le suocere, la loro vita, in teoria l’hanno già vissuta, e siccome, spesso per una donna, quello di fare la moglie schiava e poi la mamma premurosa è l’obiettivo ultimo, una volta raggiunto, la noia è tale e tanta che non resta che immaginare di vivere la vita altrui. Il “topos” suocera è tale, non la singola suocera in sè. Bene. Rispondete: v’è mai capitato? A me capita sempre. Poi, ironia della sorte, ti senti anche dire alle spalle che: “sei paranoico, pensando che tutti parlino di te”. E lo dicono mentre ti nominano dieci, dodici volte. Sì, vabbè. Comunque, per concludere il concetto: chi sta sempre a bisbigliare con in bocca nomi altrui, e azioni altrui, e supposizioni sui pensieri altrui, lo fa perchè non ha di meglio da fare. Le persone che subiscono questa vessazione continua di ronzio alle orecchie se la sono voluta perchè (nell’ordine): sono spesso celebri; parlano di sè; sono vistose; a volte fanno invidia; non gliene importa nulla di quello che gli altri pensano. Ben gli sta.
Ho ascoltato per la prima volta la voce di Amy Winehouse a Madrid nel 2003, per merito di un gestore di un negozio di dischi scalcagnato, che evidentemente s’era fatto un giretto a Londra qualche tempo prima e al’avea ascoltata per caso nell’intrevista di una radio rock di Camden. Aveva 20 anni e da 20 anni era alla mercè di quel famoso bisbiglìo. “E il piercing alla scuola ebraica, e il tatuaggio di nascosto, e il trucco non rispettoso del buon nome della famiglia, e sempre quella chitarra strimpellante da quando aveva tredici anni, e quell’idea di fare la cantante… ma perchè non si trova un bravo ragazzo e vive come tutti, ‘sta qua?”. Che palle. Frank a me era piaciuto, ci sentivo più Billie Holiday che Sarah Vaughan come aveva detto qualcuno, ma pure fosse stata solo Amy, mi andava bene lo stesso. Infatti comprai il disco e diedi giustizia al lavoro fatto da chi ci aveva lavorato su. Fine. C’è altro? No, dico, c’è altro a parte il fatto che cantava bene e le canzoni mi piacevano? Ora, i giornalisti sono una cosa, e fanno il loro lavoro. Mettiamo io pure, va, che, pure se nessuno mi paga le spese, quando parlo di qualcosa in radio , mi piace avere dettagli da dare. Ma poi, per Dio, torno alla mia vita. Che è una vita molto bisbigliata da parenti e amici per altro. Ma è normale: è una vita “disordinata”. Mai disordinata come quella di Amy, per carità, ma posso intuire cosa significa entrare in quel vortice in cui, più ne fai e peggio sei e peggio sei, più ne fai, finchè non inizi a farne contro te stesso perchè tanto tutti gli altri non li zittirai mai. E combattici tu, che sei bravo, con le case discografiche, quando ti pigliano a 20 anni e ti vendono un tot al kilo. Tanto che se magari ne perdi quindici di chili inizi a sperare che ti vendano un po’ meno bene, così forse respiri. Io non giustifico Amy e non la giudico. Io m’ascoltavo Frank. E poi Back To Black. E provavo simpatia per quella buffa pettinatura. Mi dispiace molto che se ne sia andata, perchè ora la venderanno due tot al kilo. E’ una storia vecchia in fondo.
Era solo una ragazza.
Che facesse la cantante conta quanto conta per un geometra fare il geometra. Ma beato lui, il geometra, che di suocera ne ha una sola.
Barbara Venditti